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do insieme buoni e cattivi sia nelle pratiche di epurazione come in quelle di assegnazione degli incarichi, in una inusitata forma di arbitrio che ha diffuso soggezione e paura, mistificando il senso di modelli privatistici che nessun imprenditore oserebbe mai applicare nella propria azienda. Siamo, quindi, insorti, non a difesa dei vecchi modelli che sempre abbiamo combattuto ma a tutela della legalità. Ed infatti, è legalmente possibile superare il rigore schematico di una graduatoria come è legalmente possibile estromettere un personaggio che ha demeritato; ciò che non è possibile è che questo avvenga senza che vi sia l'esposizione dei motivi. Sorge il legittimo sospetto che i mali dell'Amministrazione Finanziaria, gestiti dagli stessi personaggi che oggi occupano posizioni di vertice, siano stati utilizzati per instaurare un sistema in base al quale chi ha il comando può fare tutto ciò che vuole. Si ribadisce il concetto: abbiamo avuto l'esperienza che il Ministro Visco ed i suoi collaboratori amministrativi, pur avendo avuto ogni possibilità di sanare i guasti della vecchia Amministrazione, soprattutto a causa delle innumerevoli occasioni loro offerte dalla Dirstat-Finanze, nulla hanno fatto per migliorare il sistema, lasciandolo degradare al fine di presentare una situazione irrimediabile. Un esempio valga per tutti; prima si è portato avanti con pervicacia ferrea il concorso a 999 posti da dirigente ricolmo di illegittimità, cedendo solo sulle sue più assurde caratteristiche, poi, a graduatoria approvata, si è avuta la sfrontatezza di sostenere che essa non forniva alcuna garanzia e che quindi si doveva agire diversamente scegliendo sulla base di criteri puramente soggettivi. Per questo stiamo conducendo una nuova azione che ha già prodotto i suoi effetti, quelli di farci conoscere, seppur parzialmente, la geografia dei posti disponibili e la possibilità di difenderci.
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