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Il 7 marzo, i deputati Alemanno, Amoruso, Benedetti, Valentini, Bono, Caruso, Cola, Colosimo, Contento, Conti, Delmastro delle Vedove, Gasparri, Giorgetti, Gissi, Gramazio, Landi di Chiavenna, Malgieri, Mantovano, Martini, Matteoli, Mitolo, Neri, Pezzoli, Proietti, Rasi, Savarese, Storace, Tatarella, Tosolini, Tringali, Zaccheo, Alboni, Anedda, Armani, Armaroli, Ascierto, Berselli, Bocchino, Butti, Cardiello, Carlesi, Nuccio Carrara, Colucci, Foti, Fragalà, Franz, Galeazzi e Gnaga, a seguito dell'ordinanza esecutiva del TAR Lazio -Sez.II- n.1743 del 23.2.2000 e la conseguente nomina del commissario ad acta, con la quale è stato ordinato all'Amministrazione Finanziaria di adempiere all'obbligo di instaurare procedure paraconcorsuali per la nomina dei dirigenti, hanno presentato una interpellanza urgente al Presidente del Consiglio dei Ministri per conoscere "quali iniziative intenda adottare per arrestare i comportamenti arbitrari ed illegittimi". Giovedì 16 marzo si è tenuto il dibattito in Aula, per il Governo, ha risposto all'interpellanza il sottosegretario di Stato per le finanze, On. Natale D'Amico. Questi, nel premettere che la burocrazia italiana si era costituita come una "struttura autoreferenziale" e quindi ben lontana dai principi stabiliti dagli articoli 97 e 98 della Costituzione (per nulla "al servizio esclusivo della Nazione") e che ora, grazie agli interventi più
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