CIRCOLARE AI COLLEGHI   n.  4 / 2000

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sindacali,  fra cui la Dirstat Finanze, che nell'auspicare il cambiamento, reclamano al tempo stesso l'assoluta legalità  nell'azione riformatrice. Non si può pensare di costruire il futuro della P.A.  disattendendo sentenze e prevalicando leggi e regolamenti. Così è stato ad esempio con la  sentenza n.1/1999 della Corte Costituzionale, altrettanto dicasi con le ultime pronunce dei TT.AA.RR. e del Consiglio di Stato sull'assegnazione degli incarichi dirigenziali. Tutte circostanze  nelle quali la politica , contrariamente alla dottrina e alla  giurisprudenza,  ha deciso di andare in controtendenza calpestando la certezza del diritto ed  invadendo la pubblica amministrazione.  Oggi, infatti, si sente dire che i concorsi pubblici per l'accesso alla dirigenza sono solo una foglia di fico, quello che conta sono gli incarichi che, come sappiamo, vengono conferiti fiduciariamente a ad libitum.La stessa precarietà del lavoro  non ha come fine quello di  incentivare il merito, bensì quello di legare al carro della politica la dirigenza.  In un quadro di contraddizioni, il modello di burocrate che viene fuori non è certamente quello di un manager pubblico, dotato di una particolare competenza professionale tale da  fare da contrappeso al potere politico, ma di un soggetto più o meno asservito alla classe  dominante. E' soprattutto questo il punto di sfasamento della riforma in atto, dove si sta trasformando  lo status giuridico del dirigente per comprimere  libertà e autonomia.  Tutti stanno a guardare: i partiti ed i sindacati , artefici della riforma, hanno il loro tornaconto ed anche se si dichiarano  portatori di interessi generali, sono nei fatti  dei "padroni delle ferriere" che giorno dopo giorno costruiscono la fabbrica del consenso. Allora è necessario venir fuori da questa spirale di illegalità e di ingiustizia reclamando, soprattutto come cittadini,  una  pubblica amministrazione al servizio esclusivo della Nazione, non autoreferente, come è stato nel passato (lo ha ricordato l'On.le D'Amico in Parlamento) ma neanche ad uso e consumo di questo e di quel gruppo di potere.       
 

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(Continua da pagina 1 "Assemblea a Genova del Segretario Generale della Dirstat Finanze)

alla trattativa, avendo escluso dalla contrattazione i criteri di affidamento e revoca degli incarichi dirigenziali, su questo la Federazione DIRSTAT, però, è impegnata a recuperare terreno sia attraverso la trattativa (oggi è possibile disapplicare addirittura le leggi) che un intervento giurisdizionale;
2) la vicedirigenza è un progetto mai accantonato e sempre perfezionato, si è partiti da una serie di interventi in ambito Dirstat-Finanze fino a giungere ad una serie di ipotesi della Federazione DIRSTAT valide per tutto il pubblico impiego; Barra ha ricordato che non si tratta di schemi statici (come, per esempio, la creazione di un ulteriore livello) ma di disegni dinamici che consentono l'accesso alla dirigenza sulla base di un processo di abilitazione, sostitutivo dei concorsi;
3) la Federazione DIRSTAT sta seguendo, comunque, una strategia di ampliamento dei confini contrattuali della dirigenza inserendo nelle trattative temi che riguardano i funzionari direttivi;
4) le Agenzie fiscali rappresentano un vero e proprio salto nel buio che la Dirstat-Finanze ha cercato di rendere meno rischioso avendo ottenuto che nella normativa (decreto legislativo 300/99) fosse inserito il 2° comma dell'articolo 71.
Barra si è anche soffermato sui cosiddetti "corsi di riqualificazione" e relative azioni giurisdizionali dichiarando che l'alternativa accettabile ai ricorsi è il binomio carriere e perequazione per tutti. Nel corso del dibattito, successivo alla relazione del Segretario, non sono mancate critiche per la Dirstat-Finanze, in particolare sono stati rievocati gli interventi contro il passaggio automatico dei reggenti alla dirigenza e quelli contro il concorso a 999 posti, fatti che avrebbero impedito il raggiungimento di un traguardo certo per numerosi colleghi prima che intervenissero le falcidie del Ministro Visco. A tali appunti Barra ha tenuto a precisare che se i modelli contro i quali la Dirstat-Finanze è insorta non fossero mai stati elaborati oggi nessuno oserebbe pensare di chiudere il ministero delle Finanze, sottoponendo allo scempio tutti i suoi appartenenti.

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