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L'ipotesi denota una serie di vizi che
possono ricondursi parte ad assunti precostituiti, parte a condizionamenti politici
e parte a vero e proprio rapporto di immedesimazione tra organo amministrativo ed organo
sindacale, che si legittimano a vicenda attraverso una sorta di contratto stipulato
con se stessi. I grandi sindacati, firmatari dell'accordo, sono gli stessi che
sostengono l'attuale compagine governativa per cui ipotizzare un conflitto tra
esecutivo e sindacato, che viene a comporsi in via negoziale, appare un a goffa
ipocrisia. Scendendo nel dettaglio si sottolineano le incongruenze logiche che è
stato possibile rilevare:
1) Per poter differenziare una qualsiasi posizione sulla scorta di un criterio logico
sarebbe quanto meno necessario partire da una comune base iniziale. Ciò non è possibile!
L'amministrazione finanziaria, infatti, nel corso degli anni si è strutturata
in funzione del potere contrattuale vantato dai singoli settori al punto tale che
ben diverso è il trattamento del dipendente del dipartimento delle dogane rispetto
a quello del dipendente del dipartimento del territorio o del dipartimento delle entrate.
Diverso è stato anche il percorso di carriera a seconda del settore di appartenenza o
dell'epoca storica di ingresso in amministrazione o ancora del particolare concorso
al quale si venne sottoposti per accedere alle tanto vituperate carriere (vituperate
probabilmente da chi intende percorrere facili scorciatoie sindacale - partitiche).
L'esistenza di tali e tante anomalie aveva indotto il legislatore dell'incompiuta riforma
del 1991 a prevedere, quale obiettivo, una perequazione economica tra i
dipendenti a tutt'oggi non attuata. All'epoca del Ministro Fantozzi si disse che il motivo
era economico ma lo scopo vero era quello di consentire un maggior margine alla
contrattazione. Per questo le 4 grandi centrali sindacali si opposero a quanto la base
richedeva da tempo e tuttora richiede. Non si falsino, allora, i termini del problema:
v'è una sottrazione di risorse, che prioritariamente avrebbero dovuto essere
devolute al raggiungimento di una comune base retributiva. Questa è la base di partenza
per ogni successiva differenziazione collegata a meriti e produttività. La rinuncia ad
una finalità primaria distraendone i fondi per gestirli in contrattazione con la parte
pubblica rappresenta una ipotesi simile al peculato per distrazione.
2) Per gestire l'abnorme apparato di controllo, di incombenze amministrative finalizzate
all'attribuzione delle varie tipologie di retribuzione fino ad oggi ipotizzate ed evitare
abusi, non sembra sia stato previsto alcun costo. Così si rischia di dover
impegnare la macchina burocratica e sindacale in attività i cui costi saranno maggiori
dei vantaggi ai dipendenti che invece operano nelle attività primarie. Si disegna,
quindi, un'amministrazione talmente concentrata nel controllo di se stessa da non avere
più molte risorse da impiegare per i suoi veri fini istituzionali. Noi pensiamo che
l'ipotesi di accordo sia rivolta più a tutelare i suoi contraenti, accrescendone le sfere
di potere, che a tutelare gli interessi collettivi e quelli di categoria. Tale
potere si potrà esprimere attraverso la pluralità di organismi deputati a gestire
le relazioni sindacali sia per conto dell'amministrazione sia per conto dei sindacati
graziosamente ammessi alla contrattazione; si potrà esprimere attraverso la
determinazione delle modalità di controllo sugli addetti e sulla "produzione",
attraverso monitoraggi vari riservati all'elemento povero del pubblico impiego e non
certo ad altri settori pubblici ben più potenti e remunerati, con buona pace del
perseguimento del massimo obiettivo con il minor spreco di risorse. E' appena il caso di
evidenziare che la gran parte dello schema di contratto integrativo appare rivolto a
curare la regolamentazione delle relazioni sindacali che in luogo di strumento
assurgono al ruolo di fine della contrattazione stessa.
3) Una annotazione tecnica merita l'individuazione numerica delle cosiddette posizioni
super. Un negoziatore attento avrebbe, infatti, individuato quanto meno un riferimento
percentuale tra posizioni ordinarie e super nei vari comparti ed invece l'individuazione
di tali posizioni sembra alquanto illogica e sproporzionata. Non è stato possibile capire
quale sia stata la logica seguita dai negoziatori di parte sindacale a proposito dei
quali, peraltro, sarebbe opportuno divulgare la struttura amministrativa entro la quale
sono incardinati, evitando così facili illazioni e cioè a dire che, nella
fase contrattuale, l'appartenenza al dipartimento delle dogane abbia condizionato
negativamente la trattativa negli altri comparti rappresentati i cui problemi non trovano
ingresso ormai da tempo nelle trattative e sembrano non aver audizione in alcuna sede.
Evidentemente una minore forza contrattuale di alcuni settori rispetto ad altri non viene
compensata né dalle rappresentanze sindacali trattanti né dalla parte pubblica che pure
avrebbero l'onere, quanto meno morale, di farlo.
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