ANNO III--NUMERO 2/2000

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Contratto Dirigenza.

In data 21 gennaio 2000, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Massimo D'Alema, ha emanato la seconda direttiva sulle linee guida per la definizione dei contratti individuali della dirigenza pubblica, cui farà seguito la direttiva all'ARAN, di competenza del Ministro per la Funzione Pubblica. Con tale atto è stato sciolto il nodo politico su come applicare il CCNL dell'area dirigenziale ai Dirigenti Generali, consentendo di concludere un contratto individuale (cosiddetto contratto "accessivo") soltanto nei confronti dei "top manager" e di coloro che sono titolari di strutture di livello dirigenziale generale. Ai restanti dirigenti generali (quelli titolari di funzioni di rappresentanza, ad attività di ricerca e studio, ecc...) si applicherà soltanto il CCNL, in altre parole non sarà possibile offrir loro un "contratto accessivo". Si restringe, quindi, a circa il 20% la

rosa di dirigenti generali che potranno godere di un favorevole trattamento economico aggiuntivo a quello massimo previsto dal contratto collettivo e che, come contropartita, andranno soggetti al cosiddetto "Spoils system". A giudizio della Federazione DIRSTAT, sempre sfavorevole ad una dirigenza completamente collegata al potere politico (sull'argomento, il 7 febbraio si è riunita la Giunta), tale soluzione, considerate le circostanze, può essere considerata accettabile. La Federazione DIRSTAT, a questo punto, auspica in modo deciso che l'individuazione dei dirigenti da destinare ai più alti incarichi dello Stato siano effettuate solo in ragione delle competenze specifiche e su questo punto attende i responsabili politici alla prova dei fatti. La Giunta ha anche discusso del problema dei funzionari direttivi e si è condiviso di giungere a risultati positivi nell'ambito del contratto della dirigenza.

Un sindacato in controtendenza

Qualche anno addietro, un illustre esponente dei vertici amministrativi del nostro Ministero definì la Dirstat Finanze un soggetto sindacale "anomalo". Di ciò ne siamo stati orgogliosi ieri e ancor di più ne siamo oggi se pensiamo che, nel quasi completo isolamento da parte delle altre contumaci forze sindacali,  siamo  i soli  a poter rivendicare un percorso di equilibrato garantismo in tutte le vicende che hanno interessato in questi anni l'amministrazione finanziaria, convinti, in ultimi analisi, che nella difesa dei principi generali dell'ordinamento  potesse trovare tutela anche la posizione del singolo funzionario, anche di quello abbagliato dai fatui luccichii delle facili soluzioni.
Questa presenza e questa funzione possono essere di sostegno per tutti nell'affrontare una nuova stagione lavorativa. Le grandi novità, per ora affatto positive e tranquillizzanti, che andranno a caratterizzare il nuovo rapporto di lavoro privatistico presso le agenzie fiscali, impongono un sensibile riequilibrio tra le parti in causa, laddove alla pressoché completa discrezionalità e flessibilità di gestione dell'una non si affianca una vera identità e compattezza di categoria dell'altra. Questo pericoloso vuoto la DIRSTAT Finanze, forte dell'esperienza di anni di lotta e di azioni propositive tesa al miglioramento della P.A. finanziaria, si candida a colmare se da parte del personale giungerà un preciso segnale di partecipazione, di presenza e voglia di esserci, di decidere e di difendere quelle garanzie costituzionali che altri hanno anzitempo liquidato in nome di una pretestuosa modernizzazione. Sia ben chiaro, come più volte detto, che non ci riconosciamo tra le fila dei nostalgici restauratori di un sistema inefficiente o di una ridicola figura di vetero dirigente dello Stato, intriso di manie gerarchico funzionali, sicuro della sua onnipotenza e inamovibilità per diritto divino, assertore di una cultura accentratrice e non partecipativa del lavoro; noi siamo  stati e sempre lo saremo convinti assertori del cambiamento, ma ciò deve essere attraverso le regole e il rispetto della legalità. 

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