Una Pubblica Amministrazione forte, autorevole e indipendente assicura il corretto svolgimento delle istituzioni, aiuta e sostiene l’economia, pone ordine fra le imprese e realizza la giustizia nel mondo del lavoro. Questi semplici e ovvi concetti restano nascosti, non per ignoranza ma per una deliberata volontà del sistema politico che, azzerando e asservendo l’Amministrazione, resta libera di compiere qualsiasi misfatto, per il lucro di pochi e ai danni della Nazione.
Oggi il problema emergente è “Monte dei Paschi di Siena”, ma cos’è questo se non Pubblica Amministrazione resa sorda, cieca e impotente? Tale sordità, cecità e impotenza è, però, il frutto del tradimento delle forze umane che, con il proprio lavoro, danno vita alle istituzioni; dell’illegalità dei comportamenti che umilia le coscienze e della disparità dei trattamenti che divide i lavoratori. “Uomini Contro”, quindi, come nel famoso film di Francesco Rosi, è la parola d’ordine che parte dall’alto e si perpetua nel tempo, dal Decreto Legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 (cosiddetto della privatizzazione del pubblico impiego) fino al reietto Decreto “Madia”, ferito ma non abbattuto, che si ripresenterà nella scena fra breve e che DIRPUBBLICA contrasterà in ogni sua manifestazione, incoraggiata da una giurisdizione costituzionale rimasta imparziale, grazie al NO referendario.
“Uomini Contro”, nel particolare, è il grande effetto dell’Agenzia delle Entrate! Questo inqualificabile Ente che sosteneva di selezionare e valorizzare “i migliori”, fra poche ore va in scena al TAR Lazio contro i suoi stessi prescelti e preferiti (gli ex incaricati) che l’hanno trascinata in giudizio. Costoro, infatti, pretendono il riconoscimento della qualifica dirigenziale illegalmente e illecitamente conferita e per questo chiedono l’annullamento del (peraltro già annullato) concorso a 175 posti da dirigente. Sul palco, però, compare anche DIRPUBBLICA, contro l’una e gli altri, costituitasi in giudizio grazie al contributo economico dei Colleghi, per essere attore, in ogni stato e grado del processo, affinché non venga intaccato alcuno dei risultati ottenuti con la sentenza 37 del 17 marzo 2015 della Corte Costituzionale, per il bene della Nazione!