COMUNICATO STAMPA
In merito al caso
“anagrafe
tributaria” esploso in questi giorni, la DIRPUBBLICA (Federazione dei funzionari, delle elevate
professionalità, dei professionisti e dei dirigenti delle Pubbliche
Amministrazioni e delle Agenzie) fa presente che l’attività di accertamento
fiscale è di per se un lavoro di indagine. In tutti gli Uffici dell’Agenzia
delle Entrate sono in atto processi di “analisi
e ricerca” i quali, per la creazione di banche dati locali e metodologie di
controllo riferite a determinate categorie di soggetti, presuppongono uno
stimolo a conoscere. Per essere un buon ispettore del Fisco si debbono leggere
i giornali, si deve navigare su internet, si debbono confrontare situazioni
reddituali di soggetti diversi, anche al di fuori del distretto di competenza,
al fine di creare filoni d’indagine. L’accesso alle banche dati è quindi un
irrinunciabile strumento di lavoro né possono andare esenti dalle ispezioni
artisti, calciatori, uomini politici e/o pubbliche autorità (quali che esse siano)
quando dette ispezioni hanno una legittima origine.
Completamente
diverso è il discorso del cosiddetto “guardonismo fiscale” o, peggio, del
“complotto”. In ambedue i casi saremmo di fronte all’ennesimo fallimento
del sistema agenzie. L’Agenzia delle Entrate che, peraltro, ha dimostrato di
non saper combattere l’evasione fiscale, darebbe prova di non essere nemmeno in
grado di gestire il proprio sistema informatico.
La soluzione, comunque,
è in due mosse:
- chiudere le agenzie
fiscali e restituire la gestione dei tributi ad una realtà, forte e
autorevole ma ad ordinamento pubblico;
- riconsegnare a tutta
la P.A. quella autonomia, imparzialità e buon andamento individuati dagli
articoli 97 e 98 della Costituzione e perduti per effetto di una
privatizzazione sempre crescente e indiscriminata.
I fatti emersi,
però, potrebbero essere utilizzati per avviare una nuova “Shoah” nel
settore come quella che si verificò ai danni di circa 300 dirigenti dell’ex
Ministero delle Finanze agli inizi del terzo millennio, con la compilazione di
una lista nera che questo Sindacato (essendone entrato in possesso) inviò,
senza esito, alla Procura della Repubblica di Roma. Uno scandalo nazionale sul
quale il Governo di centro-destra non volle fare luce. Dirpubblica, oggi come allora,
qualora ciò dovesse ripetersi, sarà dalla parte dei colleghi, di quella
maggioranza silenziosa, onesta e laboriosa che, nonostante tutte le
disattenzioni della politica, consente alle istituzioni di esistere.
Roma, addì 28 ottobre 2006.
L’Ufficio
Stampa