Oggi, 18 maggio 2006, è uscito un articolo di Nicolais su Denaro (quotidiano economico napoletano, l'intervento si può vedere sulla tv satellitare). Nel napoletano si parla di Nicolais come uomo integerrimo e si collega la sua nomina a ministro della FP con questa motivazione: "darà un impulso significativo al processo di modernizzazione, di innovazione organizzativa e tecnologica di tutto il sistema istituzionale e della pubblica amministrazione".

Il seminario "le nuove funzioni delle città" con Luigi Nicolais sarà trasmesso su Denaro Tv, canale 878 di Sky, stasera alle ore 21.00 e domani, venerdì 19 maggio 2006, alle ore 14.35

LE PAROLE CHIAVE SECONDO IL NEOMINISTRO: COMPETENZA, CONSENSO E COMPETITIVITà

Passa per le tre «C» la via dello sviluppo.

IL FATTO

Competenza, consenso e competitività. Passa per queste tre «C» la via dello sviluppo di una città come Napoli, secondo il neoministro per la Funzione pubblica e l’Innovazione Luigi Nicolais, protagonista lo scorso lunedì 15 maggio del quinto incontro del ciclo «Seminari di economia - Verso il piano strategico 2007-2013» organizzato dall’assessorato regionale all’Agricoltura e alle Attività Produttive in collaborazione con Il Denaro. «Il benessere e una migliore qualità della vita — dice Nicolais introducendo l’appuntamento dal titolo ‘Le nuove funzioni della città’ passano attraverso la capacità di produrre e utilizzare conoscenze, siano esse di nicchia o di frontiera, consolidate o emergenti. Quest’affermazione non è né scontata, né automatica. Innanzitutto perché, per esserci conoscenza, nuova o vecchia che sia, c’è bisogno di chi la produce. E il processo che porta a nuove conoscenze è tra i più misteriosi e aleatori che esistano».

Di Luigi Nicolais

Sono due le nuove sfide delle città: mantenere la competitività e la leadership dei sistemi produttivi locali investendo nei fattori immateriali e qualitativi a basso tasso di imitazione; collegare le imprese e i produttori di conoscenze su piattaforme comuni o interfacce sostenute e orientate dal soggetto pubblico su settori strategici.

Cinque le leve del cambiamento:

• Accelerazione delle trasformazioni;

• Globalizzazione delle economie e delle produzioni;

• Multietnicità delle compagini sociali: il globale come identità;

• Scienza e tecnologia trainano l’economia e configurano la società post industriale;

• La modernità è sintesi di una complessità diffusa.

E governare la modernità significa passare dalla produzione delle conoscenze alla condivisione dei saperi per un loro utilizzo; favorire disseminazione delle competenze e integrazione delle risorse; fare massa critica di eccellenze; passare dai distretti industriali ai distretti tecnologici; sviluppare ricerca di frontiera e non contingente; favorire la nascita di imprese hi-tech; passare da subforniture a partenariati tecnologici.

Un ruolo importante nello sviluppo delle città è riservato all’innovazione che va programmata attraverso cinque tappe:

• consolidare e sviluppare l’infrastruttura creativa (nei paesi industrializzati rappresenta il 30% degli occupati);

• ridurre la distanza tra ricerca universitaria e applicata, tra ricerca applicata e sviluppo innovativo nelle imprese;

• favorire nella politica di investimento pubblico e di credito agevolato i progetti realizzati d team misti industria, ricerca, università;

• dotare le università e i centri di ricerca di fondi di venture capital;

• investire in innovazione di prodotto più che di processo.

• l’innovazione fa comunque parte di una filiera più ampia, quella della conoscenza (vedere tabella in alto, Ndr) che risulta fondamentale per produrre sviluppo.

Dobbiamo puntare a città che accumulano non solo capitale creativo, come auspica Richard Florida nella teoria delle tre T di talento, tolleranza e tecnologia, ma a città capaci di generare e sostenere, attraverso puntuali politiche, tre C: competenza, consenso, competitività. La competenza di una città è la capacità di saper agglomerare, valorizzare e indirizzare il suo saper fare e saper far fare. Il futuro della città, ovvero la “nuova” fase di sviluppo neo-industriale si basa sull’interazione sinergica tra industria e servizi.

E deve prevedere, in particolare:

• lo sviluppo di nuovi business legati alla cultura, alla salute, al turismo, al sapere, al tempo libero;.

• la città neo-industriale non è più vincolata all’industria come nell’era fordista. È essa stessa protagonista della crescita e dell’innovazione;

• la sua competitività è legata alla capacità di avere strutture produttive di beni e servizi di alta qualità; centri di ricerca capaci di produrre conoscenza e innovazione; attrarre dall’esterno talenti, imprese e capitali e allo stesso tempo assicurare ai suoi cittadini uno standard di vita elevato e sostenibile nel lungo periodo.

• le città devono essere anche integratori territoriali a forte vocazione per l’innovazione.

A questo scopo servono particolari dotazioni infrastrutturali per la mobilità interna ed esterna della conoscenza e dei suoi portatori; istituzioni specifiche (ad esempio: Sciences centres, Iba-Emscher Park nella Ruhr, Lasipalatsi a Helsinki); molteplicità culturale e cultura cosmopolita; capacità di apprendimento riflessivo; nuova “informazione regolatrice” per produrre valori (economici, culturali, sociali). Chiave di volta dell’intero processo sono i giovani. E di conseguenza la capacità di un territorio di attrarre, trattenere e motivare classi giovani per motivi di lavoro, per l’offerta di servizi culturali, per il coinvolgimento nei processi decisionali rappresenta il fattore strategico per lo sviluppo della creatività; per la produzione di idee innovative; per la nascita di nuova imprese; per l’ammodernamento delle organizzazioni politiche; per il futuro del Paese.

Napoli, in particolare, è una città che si pone all’8° posto per Talento, al 29° per Tecnologia; al 68° per Tolleranza.

E’ una città dove gli stranieri residenti sul totale della popolazione sono 0,7 per cento; la percentuale di classe creativa il 23,4 per cento; i laureati al 6,7; i brevetti ogni 10.000 abitanti lo 0,7; l’indice di integrazione degli immigrati è pari a 0,20.

Napoli è la “città dei saperi”: lo dimostrano le numerose strutture di ricerca nate tra il 1968 e il 1877.

Intanto una nuova realtà produttiva avanza: è quella costruita sull’accumulo di capitale intellettuale, sul trasferimento di competenze e tecnologie, sull’attivazione e valorizzazione di un processo formativo e produttivo identificabile nella filiera della conoscenza.

Università, Centri di ricerca, Centri di competenza e Distretti tecnologici le nuove forme delle leve di riscatto e crescita. E Napoli ospita cinque università, circa venti strutture di ricerca, cinque centri di competenza, un distretto tecnologico, uno Science centre.

Napoli, però, è una città di contraddizioni, presenta una buona creatività, un alto numero di realtà tecnico-scientifiche e knowledge workers, ma si è provincializzata, chiusa.

Un tempo la città riusciva a produrre integrazione, a contaminare generi ed esperienze diverse; oggi invece è impermeabile.

È una città schiacciata dalle emergenze e pertanto appare priva di una strategia.

È una città distante dai saperi, che non sa valorizzare pienamente le sue grandi potenzialità scientifiche nè crede nella forza dei suoi numeri.

Eppure la realtà scientifica napoletana può essere considerata il più grande insediamento post-industriale dell’era moderna con molteplici agganci nel contesto internazionale.

Dunque le risposte devono venire innanzitutto dalla politica e dalla capacità di far incontrare buon governo, risorse pubbliche, risorse private e idee.

L’autoreferenzialità del territorio e delle sue classi può essere spezzata solo se il ceto dirigente riesce a promuovere e a sostenere una visione di largo respiro.

Cinque gli obiettivi

• Crescita della produttività e della efficenza delle attività economiche esistenti

• Sviluppo di nuove attività ad alta intensità di conoscenza, valore aggiuntivo, occupazione

• Sviluppo delle conoscenze, dell’istruzione, della capacità di ricerca, delle competenze tecnologiche e produttive, e dello stretto rapporto fra queste e il sistema economico

• Crescita di un sitema integrato dell’alta formazione e della ricerca che valorizzi, valuti e premi, talenti, meritocrazia, internazionalizzazione

• Creazione di una rete di incentivi e di tutele per sostenere costi, bisogni e opportunità del welfare della formazione

Tra le priorità c’è un sistema integrato di ricerca

18-05-2006