
del 31.12.2005
Speciale Agenzia delle Entrate
Gli ultimi avvenimenti inducono a una seria riflessione sul momento critico che vive l’Agenzia delle Entrate, il cui personale è in stato di agitazione da tempo su tutto il territorio nazionale. Cogliamo senza dubbio l’aspetto positivo dell’evento: le assemblee che si svolgono ormai con cadenza quotidiana rappresentano una novità. Forse per la prima volta, dalla nascita delle agenzie fiscali, il personale sta prendendo coscienza del proprio malessere, confuso da un falso modello di efficienza di stampo privatistico.
Ci si accorge solo ora che l’Agenzia promuove se stessa, come se dovesse collocarsi su un libero mercato. Basti pensare che in nessun passaggio ufficiale nelle manifestazioni Telethon si è fatto riferimento all’impegno profuso dai dipendenti, gli stessi ai quali si chiede ogni giorno sforzi sempre più gravosi in cambio di prospettive inconsistenti. Gli utenti lamentano disagi per l’interruzione delle attività dei front office e, lungi dal condividere la protesta, si sentono solo infastiditi. Si diramano avvisi delle sospensioni del servizio perché si reclamano miseri 100 euro in busta paga e buoni pasti a sette euro. Così si ritorna indietro di cinquant’anni, alle mere rivendicazioni economiche, perdendo di vista i reali problemi che attendono soluzione.
L’Agenzia tiene banco, consapevole del fatto che le ire si placheranno con la sottoscrizione del contratto, forse dopo qualche sciopero. E poi, nessuna parola sugli aspetti critici del contratto, vale a dire le legittime aspettative di carriera di tutti. In Sardegna, a capo di uffici dirigenziali sono stati preposti giovani e rampanti funzionari al posto dei dirigenti, sintomo questo dell’assenza di norme elementari di correttezza e di buon senso. Si sente parlare del progetto Antares di gestione del personale, nome esotico e misterioso, di cui s’ignorano i pericoli. Lo stesso analogo modello è stato già adottato in altri enti pubblici non economici, come l’Inps, ma non sembra che abbia migliorato le condizioni del personale.
Parimenti, la sottoscrizione dell’intesa sulle progressioni all’interno delle singole aree, siglata il 28 dicembre scorso appare la conferma della volontà di farla passare inosservata, con l’appoggio di sempre. Si tratta, in sostanza, di far fare un “passo avanti” a tutti, ma nessuno si è chiesto, ad esempio dove andranno gli ex IX livello, ora F4. E perché non si parla di vicedirigenza?
Forse l’Agenzia è un mondo a parte, un extraterritorio in cui le leggi dello Stato non si applicano. Nessuno si sente umiliato quando nelle attività esterne si deve presentare come F3 o F4 o quant’altro, come fosse una battaglia navale e nessuno si ribella alla perdita della propria identità professionale e morale? Buon anno a tutti.
Ufficio Stampa