fine giornata
è la rubrica con la quale il segretario generale dirpubblica (già dirstat-finanze) colloquia periodicamente con i colleghi e i simpatizzanti del sindacato, che hanno ritenuto iscriversi alla sua “mailing-list” personale, descrivendo e commentando fatti e novità raccolti nell’arco di un determinato periodo o, appunto, a … “fine giornata”.
(il precedente è di Giovedì 31 marzo 2005)
Carissimi,
circa due anni fa, Ottaviano Del Turco, durante un’intervista televisiva parlò del suo hobby per la pittura mostrando una serie di quadri; uno di questi ritraeva Giovanni Paolo II, di spalle, con veste e zucchetto bianchi, ricurvo e appoggiato al suo bastone, in atto di allontanarsi. Del Turco disse al giornalista della TV: “… questo è il Papa, che se ne sta andando …”. Questa notte noi tutti stiamo vivendo l’intuizione profetica di un sindacalista della CGIL!
Ma la
figura del pontefice romano è legata ad un altro grande sindacato, che ha
cambiato la storia recente delle Nazioni:
(solidarnosc
che vuol dire solidarietà). Il primo viaggio voluto da Giovanni Paolo II fu
nella terra natìa, pochi mesi dopo l'elezione pontificia (16/10/1978) e il fatto
che Solidarnosc nascesse l'anno successivo non fu del tutto casuale. A
questo si aggiunga che nel 1981 Wojtyla pubblicò l'enciclica Laborem exercens,
completamente incentrata sul problema del lavoro, del lavoro salariato in
particolare, e delle forme d'associazione e solidarietà tra lavoratori, alle
quali veniva riconosciuto un ruolo indispensabile nella società. Nella
Laborem exercens e nella Centesimus annus, il Papa affermò la
necessità che il mercato fosse libero perché è uno strumento che rivela il buon
andamento dell’azienda ma che esso non risolve i bisogni dell’uomo, perché ci
sono valori che sfuggono alle regole della libera concorrenza e che non sono
soddisfatti dalla libertà economica.
Vedete, in queste ore di veglia e in poche righe quanti collegamenti fra la realtà universale di questo Papa morente e la nostra piccola realtà di sindacato in lotta per la giustizia e la libertà, per l’affermazione di un pubblico impiego che sia pure al servizio delle imprese ma che tuteli le minoranze e i più deboli, che ottenga il rispetto delle leggi, che assuma una funzione autorevole e al di sopra delle parti, che sappia ben lavorare anche e soprattutto al di fuori delle logiche aziendali e di mercato.
Quando, però, ci si incammina per una strada del genere è compagno di viaggio il fallimento. Noi siamo soliti piangere sui nostri fallimenti sindacali ma quanti fallimenti hanno contribuito a rendere gobba la schiena del Papa (e ad accelerare l’approssimarsi di quest’ora)? Inascoltato nei suoi appelli per la pace; inascoltato nelle sue richieste a favore dell’uomo; inascoltato nella sua supplica all’Europa di non rinnegare se stessa e le proprie origini cristiane (Europa, ricordati delle tue radici), il Papa ha sempre risposto con perseveranza e coraggio.
Ecco, allora NOI, per i NOSTRI compiti, di questo Papa dobbiamo ricordare proprio gli appelli alla fermezza. “Abbiate coraggio…!” è una frase che, spesso e in varie occasioni, gli abbiamo sentito pronunciare e che dobbiamo tenere a mente, per sempre.
Vostro,
Giancarlo Barra.