fine giornata
è la rubrica con la quale il segretario generale dirpubblica (già dirstat-finanze) colloquia periodicamente con i colleghi e i simpatizzanti del sindacato, che hanno ritenuto iscriversi alla sua “mailing-list” personale, descrivendo e commentando fatti e novità raccolti nell’arco di un determinato periodo o, appunto, a … “fine giornata”.
(il precedente è di venerdì 11 giugno 2004)
Carissimi,
prima di tutto
BUON FERRAGOSTO
so che molti leggeranno questi miei auguri a feste fatte ma so anche che non avranno dubitato di questo mio piccolo pensiero di mezza estate. Come avrete notato, la rubrica confidenziale “FINE GIORNATA” ha subito dei diradamenti, in compenso però, ci siamo sforzati di intensificare, “LA MEZZA PAGINA” che è un bollettino destinato a raggiungere velocemente i colleghi, prima della redazione del notiziario ufficiale “DIRPUBBLICA NEWS”, che tuttavia ci sforziamo di non trascurare. Nella seconda metà dell’anno ci aspettano numerosi appuntamenti, prima di tutto il CONGRESSO, in alcune regioni, poche per fortuna, debbono essere eletti i delegati; in pari merito bisogna collocare la competizione elettorale per le RSU, a cui parteciperà il nostro sindacato ed inoltre tutto ciò che comporterà il riconoscimento della MAGGIORE RAPPRESENTATIVITÀ NELL’AREA VI DIRIGENZIALE, questione per la quale non viene trascurato alcun presupposto e/o fattore. Tutto questo richiede, ovviamente, un impegno straordinario ma ne vale la pena perché si tratta di conservare e tramandare le nostre idee e la nostra storia. Prosegue, intanto, l’azione per la VICEDIRIGENZA alla quale hanno aderito numerosi colleghi, alcuni dei quali del Comparto Università; un’azione che, per quanto concerne il Comparto Agenzie, è inserita in un contesto più ampio di contrasto al recente ccnl ed ai suoi futuri effetti (vedi progetto Antares). Proseguono, altresì, gli interventi contro l’assegnazione degli incarichi dirigenziali nell’Agenzia delle Entrate: presso il TAR LAZIO è in corso l’azione contro l’ultimo interpello della Direzione Regionale e contestualmente contro la delibera 180-26/04/04 del Comitato Direttivo con la quale vengono legittimati tutti i conferimenti fino al 31/12/2004; presso il Giudice del Lavoro di Napoli, la prima udienza è stata fissata al 14 ottobre e riguarda gli incarichi assegnati nella regione Campania. E’ in corso un’ulteriore azione nella regione Abruzzo, altre sono in programma in Piemonte, Lombardia e Veneto. Come vedete, il pane per i nostri denti non manca, è necessaria la collaborazione e l’aiuto di tutti e, come sempre, potenziare e rendere più grande il nostro Sindacato.
Buona fine estate a tutti.
Vostro, Giancarlo Barra.
IL PAESE DEI BALOCCHI
Agli inizi di agosto il Governo, affannato dai problemi di bilancio, è andato a ricercare, fra le zavorre che non avrebbero mai dovuto trovar spazio fra i capitoli contabili, quelle eliminabili con il consenso popolare. Ecco allora che (per bocca di un sottosegretario all’Economia) fa una bella scoperta: “sono troppi i soldi ai dirigenti generali dello Stato”! E giù cifre, statistiche, curve, istogrammi e tortine sezionate! Ovviamente, poi, la conclusione è sempre la stessa: “… che disastro il pubblico impiego”! La verità è che il disastro è la politica sul pubblico impiego in Italia, che non vede la fine e continua a mulinare su se stessa. Domandiamoci: chi è che ha aperto le porte alla “libera” contrattazione degli alti incarichi dirigenziali? Perché, pur essendosi alternate alla guida del Paese due compagini politicamente avversarie, non è cambiato nulla? Forse la risposta è questa: perché è prevalsa la logica degli affari, il vero “filo rosso” che unisce la “politica” di sinistra alla “politica” di destra. È un affare d’oro, infatti, conferire un incarico dirigenziale generale, magari a 500.000 euro l’anno; come è anche un affare d’oro ricevere un incarico dirigenziale generale dalla sinistra e mantenerlo ad opera della destra. Per far questo sono a disposizione due formidabili leve, da manovrare magistralmente: “libera contrattazione” e “spoils-system”. Questo meccanismo, naturale sviluppo del processo di privatizzazione del pubblico impiego, iniziato nel 1992, ignora completamente (e ne è in contrasto) i principi costituzionali dell’imparzialità e del buon andamento della Pubblica Amministrazione, di cui all’articolo 97 della Costituzione. Come fa, infatti, un dirigente generale ad essere imparziale se il suo stipendio non dipende dalla legge? Come fa, il medesimo soggetto, a sentirsi “… al servizio esclusivo della Nazione” (ex articolo 98 della Costituzione), se è sotto padrone? Principi superati? Bisogna essere concreti? Concretamente, dal punto di vista della spesa, il sistema fa acqua e produce sprechi, lo abbiamo sentito dire da componenti governative (il cui intento, però, era quello di dare un’ulteriore legnata al pubblico impiego). Del resto, “il Paese dei balocchi” non si scontra mai con i principi, a cui non bada, ma con la realtà ed infatti, andando avanti per questa strada, già sono spuntate (e sono evidenti) orecchie e code da “ciuco”.
Gianfranco, un compagno!
Lunedì 9 agosto è stato l’ultimo giorno di servizio, presso l’Agenzia delle Entrate di Viterbo, di Gianfranco Moracci, Segretario Regionale per il Lazio del nostro Sindacato. Gianfranco, prima di tale giorno, si era preoccupato di rinnovare la propria delega presso l’INPS affinché non vi fosse soluzione di continuità della propria iscrizione al Sindacato e, quindi, della sua carica; lo Statuto lo consente. Come sempre avviene in simili circostanze, all’Agenzia delle Entrate di Viterbo si è svolto un piccolo convivio per consentire a Gianfranco di salutare i colleghi e di ricevere da questi gli auguri. Come c’era da aspettarselo è toccato a me parlare per primo e con il calice colmo di spumante formulare un brindisi. Allora mi sono ricordato che Gianfranco mi aveva detto: “…se parlarei di me bada di non usare né aggettivi, né superlativi e tanto meno avverbi”. Bisognava rimanere all’essenziale, dunque. Allora, per un attimo, mi sono ricordato di come ci siamo conosciuti. Doveva essere il 1983 o il 1984, a Viterbo, Giovanna Fusella (attuale Capo Area accertamento dell’Agenzia delle Entrate della medesima città) arringò i giovani colleghi di sesso maschile: “..è mai possibile che a Viterbo non ci sia nessuno con le p…., a Roma tutti i funzionari si sono iscritti alla Dirstat-Finanze, noi cosa stiamo aspettando…” e fu così che, in un solo colpo, ci iscrivemmo circa in venti (fra i quali anche alcuni anziani), io avevo 32-33 anni, insieme a me aderirono alle grida della “pulsella”, Raimondo Scauzillo e (appunto) Gianfranco Moracci (bello, biondo e con gli occhi azzurri). Insieme andammo a Roma (a Via Plinio, dov’era la Sede della Federazione DIRSTAT) per conoscere il Sindacato al quale ci eravamo appena iscritti; lì incontrammo Lucio Leboffe, il mio predecessore e fondatore del Sindacato e Saverio Silvagni, il potente antipapa del prestigiosissimo 1° Ufficio Distrettuale delle Imposte Dirette di Roma: ben 90 funzionari erano suoi iscritti, un personaggio che incuteva timore! Fatto sta che a Viterbo, madrina Giovanna Fusella, si instaurò un triunvirato: Scauzillo, Barra e Moracci che costituì uno dei fuochi che andavano propagandosi in ogni regione: Silvagni-Lancia e altri (Lazio); Inglese-Zamboni-Alemanno e altri (Emilia Romagna); Graditi-Garrubba-Lo Conte e altri (Lombardia); Graziani-Arnese e altri (Piemonte); Orlandi (Liguria); Mazzini-Cicculli (Marche); Palumbo e altri (Umbria); Serpe e altri (Toscana) e così via. Tornando al brindisi del 9 agosto 2004, fatta questa breve carrellata di ricordi e considerando i divieti espressi del diretto interessato ho alzato il calice e ho detto: “… brindo a Gianfranco …. un compagno!”. E già un compagno. Una parola, lo confesso, che ha provocato qualche risatina mista a meraviglia, ma che confermo integralmente. Compagno, per me è un’espressione che ha un valore intenso e romantico, non solo perché ricorda la scuola ma soprattutto perché è indice di una dinamicità nel procedere insieme, verso un traguardo. “Compagno”, forse è un termine più suggestivo di “fratello” che, pur essendo il riferimento ad un valore grande e immenso è pur sempre ancorato a fattori di staticità (uno fratello lo è sempre e comunque), compagno invece è sinonimo non solo di movimento ma anche di libere scelte ed è per questo che ne sono sempre rimasto affascinato. “Compagno”, dunque, non può e non deve essere considerato di esclusiva proprietà di un movimento politico o, peggio, sinonimo di una relazione sessuale. Viva Gianfranco Moracci, Segretario Regionale per il Lazio della DIRPUBBLICA.