del 18 aprile 2004

 

In merito allo sciopero della dirigenza proclamato da CIDA e DIRSTAT per il giorno 20 aprile 2004 e con riferimento ai documenti programmatici che le due Organizzazioni Sindacali hanno diffuso, DIRPUBBLICA manifesta la propria posizione, sintetizzandola nei punti che seguono.

 

  1. Le libertà sindacali fondamentali (diritto all’assemblea nei luoghi di lavoro, diritto alla bacheca, diritto ai permessi sindacali ed ai distacchi non retribuiti, diritto a ricevere i contributi dal datore di lavoro su delega degli iscritti, diritto alla proclamazione dello sciopero) devono essere riconosciti e confermati a tutte le organizzazioni, a quelle firmatarie e a quelle non firmatarie di accordi, per consentire a chiunque, nell’osservanza della Costituzione e delle altre leggi dello Stato, di fondare un nuovo sindacato e di diffonderlo e farlo crescere, ciò proprio in virtù del fatto che il contratto collettivo svolge una funzione paralegislativa con effetti “erga omnes” (verso ogni soggetto, lavoratore o sindacato).
  2. Il problema della dirigenza dello Stato è un problema di diritti e non di retribuzioni; è, infatti, con il buon diritto che possono essere assicurati il “buon andamento” e “l’imparzialità” nei pubblici uffici, fattori questi fortemente compromessi sia dalle norme sulla privatizzazione del pubblico impiego, sia dalla legge 145  del 17 luglio 2002,  come DIRPUBBLICA ha esattamente rilevato con il manifesto di martedì 1 aprile 2003, pubblicato sull’edizione romana di IL CORRIERE DELLA SERA, a pag. 60.
  3. E’ necessario e lecito chiamare in causa funzionari e vicedirigenti solo e soltanto se il problema della dirigenza è affrontato in modo complessivo e unitario nei programmi generali dell’azione sindacale (quella svolta durante la contrattazione, nell’ambito contenzioso ed in quello parlamentare), senza trascurare il fatto fondamentale che qualsiasi tipo d’intervento deve essere dettato da idealità d’ampio respiro, riguardanti tutti i Lavoratori pubblici.
  4. Il problema delle agenzie fiscali e la loro deriva verso incognite direzioni, lontane dall’ambito del diritto pubblico, devono comportare una ferma presa di posizione, al fine di evitare ricadute incalcolabili ai danni dei dirigenti dello Stato, che in dette strutture svolgono la loro azione.
  5. La contrattazione è uno strumento assolutamente insufficiente a tutelare la dirigenza pubblica e consentirle di esercitare le proprie funzioni in modo imparziale e distaccato dalla politica; la soluzione risiede nella formazione di una coscienza politica nuova che renda accettabile a tutti i cittadini la tutela delle pubbliche funzioni.

 

I colleghi dirigenti e non dirigenti valuteranno liberamente se aderire o non aderire allo sciopero proclamato da CIDA e DIRSTAT.

 

                                                                            L’UFFICIO STAMPA