
DEL 21 mARZO 2004
il 20 marzo 2004, alla fiera di Roma, “il patto” di Mario Segni ha aperto ufficialmente la campagna elettorale; la dirpubblica era presente.
Con e-mail del 18 marzo 2004, Carlo Scognamiglio e Mario Segni hanno invitato il Segretario Generale della DIRPUBBLICA a partecipare alla convention di apertura della campagna elettorale che si è tenuta alla Fiera di Roma, il 20 marzo successivo.
Il nuovo partito, nato il 21 giugno 2003, che si autodefinisce “Il Partito dei Liberaldemocratici”, ha scelto di avere IL PATTO nel proprio simbolo, di costruire in modo democratico il programma, l’organizzazione del partito, le candidature, le leggi da proporre. Già a partire dalla sua costituzione, le donne e gli uomini che hanno aderito al partito si dichiarano convinti che in pochi mesi tutto sarà deciso … insieme. Quella parte del Paese, insomma, che si sente ostaggio di vicende personali di politici e governanti, sembra ritrovare il gusto e la voglia dell’impegno e degli ideali.
Mantenendo la parola, quindi, sabato scorso si sono tutti ritrovati alla Fiera di Roma; un auditorium colmo di persone accorse da tutte le regioni d’Italia, con striscioni e cartelli ad indicare l’appartenenza alle diverse strutture locali, del nord come del sud, del centro come delle isole. Alla DIRPUBBLICA è stato riservato il massimo dell’attenzione e il più grande onore: parlare per prima (dopo il discorso d’apertura dei lavori). Giancarlo Barra, il Segretario Generale, ha disegnato quindi, in brevi tratti, la situazione attuale della Pubblica Amministrazione Italiana, spogliata delle funzioni e affidata ai privati, prigioniera delle oligarchie sindacali, dimenticata dalla politica, con disastrose conseguenze ai danni di tutti i cittadini ed in particolari di quelli che vi lavorano, siano essi impiegati, siano essi funzionari e/o dirigenti. Eppure, ha ricordato Barra, è sempre presente un pubblico impiegato nella vita d’ogni uomo, dal momento della sua nascita fino a quello della morte; in ogni famiglia italiana è annoverabile almeno un pubblico impiegato. Non stiamo parlando, ha sostenuto Barra, di una categoria che vuole privilegi, grande o piccola che sia e che si ritiene migliore delle altre ma di un insieme di uomini e donne che rendono possibile la vita della Repubblica e il percorso dei Governi. In conclusione, appellandosi ai valori fondamentali della Patria, Barra ha chiesto alla nuova formazione politica quella giusta e necessaria attenzione per la Pubblica Amministrazione e il pubblico impiego, negata dai governi di centro-sinistra e di centro-destra.
Nel primo pomeriggio, preceduto dal Presidente Carlo Scognamiglio, ha concluso i lavori Mario Segni il quale ha tracciato, in un lungo intervento interrotto solo dagli applausi degli astanti, le linee programmatiche del suo partito. Tra i pasticci della sinistra e gli affari della destra si contrappone un nuovo partito di centro, un partito degli ideali e degli uomini seri ed onesti. Un vero partito che non va alla ricerca di ciò che fa piacere alla gente ma, secondo la migliore tradizione dei Padri fondatori della Repubblica, di ciò che è bene per il Paese. Ed in questo quadro, Mario Segni ha riproposto una riforma costituzionale non a colpi di voti di maggioranza ma attraverso un’assemblea costituente come, appunto, seppero fare agli albori della Repubblica, due grandi partiti come la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano, ideologicamente avversi ma che seppero trovare un cammino comune per la Costituzione. Essere liberali, quindi, è porsi delle regole secondo dei principi fondanti e poi (ha continuato Mario Segni, richiamando esplicitamente la prolusione di Barra) essere liberali significa, ridare autorità allo Stato e alla Pubblica Amministrazione che ne custodisce i valori e quindi garantire il rispetto della legalità. Parole pronunciate, queste, non ad un’assemblea di statali ma ad un congresso di cittadini dove tutti erano presenti: avvocati e casalinghe; artigiani e medici; pensionati e professori universitari; studenti, lavoratori di aziende private, imprenditori e (naturalmente) pubblici impiegati.