del 1° marzo 2003

 

COMUNICATO STAMPA

 

La Dirpubblica già Dirstat-Finanze ha impugnato il bando di concorso per n. 60 posti di funzionario tributario, area funzionale C, posizione economica C2, dell’Agenzia delle Dogane, chiedendone, previa sospensiva, l’annullamento.

Il bando in questione è, infatti, apparso allo scrivente Sindacato illegittimo perché il concorso pubblico, finalizzato al potenziamento degli uffici preposti alla gestione del contenzioso tributario e del lavoro, è stato indetto senza tenere in alcuna considerazione i dipendenti delle Agenzie fiscali e, comunque, delle pubbliche amministrazioni inquadrati nella posizione economica immediatamente inferiore ed in possesso della specifica professionalità richiesta per l’espletamento delle funzioni alle quali si riferisce il bando.

Si tratta, in particolare, di quei dipendenti che già sono assegnati agli uffici del contenzioso tributario o del lavoro e che hanno dimostrato sul campo la propria capacità e competenza professionale, che si vedono esclusi irragionevolmente dalla procedura selettiva in questione, per la quale è richiesto, quale requisito di ammissione, l’abilitazione all’esercizio della professione forense e l’iscrizione all’albo professionale da almeno due anni.

Come ha evidenziato l’avv. Carmine Medici, che ha curato la predisposizione del ricorso, il suddetto requisito di ammissione al concorso non può ritenersi legittimo in quanto, alla stregua della vigente normativa regolamentare e contrattuale, lo stesso non è previsto per l’accesso dall’esterno alla posizione economica C2 dell’area C né si tratta di un requisito specificamente richiesto in relazione all’esercizio delle funzioni da svolgere. Infatti, per la rappresentanza dell’Agenzia nel processo tributario e del lavoro, la legge non prescrive il possesso dell’abilitazione e, tampoco, dell’iscrizione all’albo degli avvocati.

E’ appena il caso di ricordare che, quanto all’iscrizione all’albo professionale, la stessa non è consentita per i dipendenti pubblici dalla recente legislazione professionale, che la esclude anche in ipotesi di part-time ridotto.

In definitiva, questo Sindacato ha impugnato il bando ritenendo che l’Agenzia delle Dogane abbia trascurato in ogni modo di riconoscere l’esistenza di specifiche professionalità esistenti al suo interno, incorrendo nei medesimi errori a suo tempo contestati al Ministero delle Finanze con riferimento ai corsi di riqualificazione: in quel caso, com’è noto, si è realizzato uno scivolamento verso l’alto del personale sulla base di una abnorme valutazione dell’anzianità di servizio, senza compiere alcuna indagine sulla professionalità posseduta dai dipendenti; nel caso del concorso bandito dall’Agenzia delle Dogane, a fronte di una specifica professionalità posseduta, l’ente si è risolto nell’escludere del tutto il personale dipendente.

                                      L’Ufficio Stampa

 

ATTENTI AL PIRANHA!Ovvero “Il pubblico impiego alla  riscossa”

 

Lettera aperta al prof. Sabino Cassese.

 

                Illustrissimo prof. Cassese,

                abbiamo  letto il suo articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 18 febbraio u.s., con viva soddisfazione ma anche con una certa  meraviglia ripensando al ruolo che Lei ha rivestito nel processo di privatizzazione del rapporto di lavoro pubblico.

Proprio Lei che ha contribuito a determinare questo “status quo”, ora lo critica, forse perché quando spingeva la P.A. verso la privatizzazione non sapeva che queste sarebbero state le conseguenze!

Sullo strapotere dei sindacati (Confederali) - quelli che, come dice Bertinotti, non rappresentano più i lavoratori - Lei ha colto nel segno. Esso è diventato talmente grande che possono permettersi il “lusso” di perdere tutte le tessere e  continuare, indisturbati, a sedersi al tavolo delle trattative per la determinazione del  contratto dei Pubblici Dipendenti.

Eh si, è stato creato un mostro di sistema perciò, se si vuol far carriera, ci si deve preoccupare di riuscire “graditi” ad un qualsivoglia sindacalista (confederale), d’accordo con un Dirigente precarizzato (come Lei giustamente lo definisce) per ottenere una “posizione organizzativa”, su misura.

                Si potrebbe continuare a descrivere queste ed altre cose già accadute e/o in corso d’evoluzione, magari soffermandoci (altra conseguenza della privatizzazione) sull’incertezza della giurisdizione: giudice ordinario o giudice amministrativo? Ciò ha determinato e determina ancora una vera e propria sottrazione di tutela ai danni del  “Cittadino - Pubblico Impiegato”  (Dirigente o non), ma non ne vale la pena!

                Al di là di tutto, Lei ha perfettamente “dipinto” la situazione attuale della Pubblica Amministrazione, in maniera unica e mirabile, come un novello “Caravaggio” del III  millennio!!

                Nel succitato articolo, si parla anche delle Sentenze della Corte Costituzionale, certamente si riferisce alla n. 1/1999 ed alla n. 194/2000:

-           Ma perché non ricordare al “Grande Pubblico” che è stato un “moscerino” che  ha “invitato e  consentito” alla Consulta di poter emettere sentenze tanto “illuminate  e contrarie” all’andamento scandaloso  del  “sistema”?

-           Perché non ammettere, che solo “DIRPUBBLICA” ha avuto la forza d’animo e la capacità economica (che le deriva dalle proprie quote d’iscrizione) nel  contrastare questo fiume in piena?

                Mentre tutti stavano alla finestra, solo Dirpubblica (come un novello David) ha avuto il coraggio di lanciare il sasso contro la testa del Golia (sindacale) … facendo centro! Ma Dirpubblica, sia ben chiaro, non è fatta d’altro che di Pubblici Impiegati (Dirigenti e non).

                Termino la presente, esortandoLa a continuare ad essere zelante nello scrivere le cose di ieri e parimenti  agire con perspicacia per migliorare sia l’oggi, sia  il domani di tutta l’Italia, in  particolare dei “figli  suoi”:  i  Pubblici  Dipendenti!

Cordiali saluti. Roma, addì  26 febbraio 2004 Gianfranco Moracci  Segretario Regionale Dirpubblica per il Lazio.

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Per il catasto un ritorno al medio evo: i catasti comunali!

Con la forte spinta dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni d’Italia), la condivisione del Governo, l’incomprensibile ottimismo dell’Agenzia del Territorio, contrastati solo da una blanda reazione dei sindacati “maggiormente rappresentativi”, si sta liquidando il sistema catastale italiano, nato per tutelare la proprietà immobiliare di ogni cittadino e l’equità impositiva. Rivolgiamo, dunque, un appello alle forze politiche, centrali e locali, ai sindacati, alle associazioni della proprietà immobiliare ed alle categorie professionali, agli uomini di cultura, ai colleghi, affinché venga evitato un disordinato ultra-decentramento che comporterà altissimi costi realizzativi, imprevedibili ricadute sulla finanza pubblica, la dispersione di un capitale elevatissimo di professionalità catastali, nella totale estromissione dello Stato Nazionale. Chiediamo, invece, che venga assicurato al Paese un decentramento realistico e veramente utile ai cittadini, agli enti, alle imprese, lasciando allo Stato i compiti che gli derivano direttamente dalla Costituzione (il mantenimento delle libertà, la tutela dell’inizitiva economica, il riconoscimento della proprietà privata, la realizzazione dell’equità fiscale).

 

 

 

 

Vicedirigenza subito!

 

L’istituto della Vicedirigenza, previsto da una legge dello Stato (145/2002) è respinto di fatto dalla contrattazione collettiva, sia del Comparto Ministeri, sia delle Agenzie Fiscali. In questo modo, oggi, in Italia, molte istituzioni continuano a violare le leggi della cui applicazione dovrebbero farsi garanti. Anche per questo motivo DIRPUBBLICA ha diffidato l’Aran dal sottoscrivere l’ipotesi contrattuale sul primo contratto collettivo nazionale di lavoro del Personale delle Agenzie Fiscali. Chiediamo che la Vicedirigenza venga resa operativa senza ulteriori ritardi e/o colpi di mano, realizzandone la prima fase operativa con le qualifiche individuate dal legislatore e cioè:

1.      il Personale laureato appartenente alle posizioni C2 e C3, che abbia maturato complessivamente cinque anni di anzianità in dette posizioni o nelle corrispondenti qualifiche VIII e IX del precedente ordinamento;

2.      il Personale non laureato che, in possesso degli altri requisiti richiesti, sia risultato vincitore di procedure concorsuali per l'accesso alla ex carriera direttiva anche speciale.

In merito all’argomento trattato, riproduciamo l’ultimo capoverso della lettera che il Segretario Generale di DIRPUBBLICA, Giancarlo Barra, il 17 febbraio 2004, ha inviato al Sottosegretario alla Funzione Pubblica, Learco Saporito: “Ora è’ necessario dare un segnale preciso e concreto, sospendere la preintesa, ordinare all’ARAN di ristabilire le posizioni giuridiche e realizzare la vicedirigenza, senza compromessi e/o ulteriori colpi di scena, nelle agenzie come in tutti gli altri comparti di contrattazione. Ed inoltre, visto come e dove può estendersi una contrattazione collettiva che non accetta alcun limite, si rende doveroso emanare con legge uno statuto di chi rappresenta la Stato e/o esercita pubbliche funzioni. Questo per salvare la Repubblica!”

 

 

Dirigenza libera!

Sulla dirigenza dello Stato tante parole ma pochi fatti! Le polemiche di questi giorni fra illustri studiosi e ministri della Repubblica non condurranno a nulla se il legislatore non deciderà di riprendere le sue funzioni sulla disciplina della più importante componente strategica nel funzionamento di tutte le Istituzioni. Ed invece, nel sistema contrattuale pubblico, la dirigenza è sempre trattata per ultima (sono due anni che è senza contratto) e nei rapporti con le autorità politiche è la più esposta. E’ legittimo che i Governi eseguano delle scelte per i vertici delle Amministrazioni ma queste debbono essere controbilanciate da precisi vincoli legislativi e dalle funzioni di garanzia di un organismo di autogoverno.