del 3 novembre 2003

 

VICEDIRIGENZA = DIRPUBBLICA

Non dimenticatelo mai!

 

Il Governo ha inserito nel disegno di legge finanziaria alcuni emendamenti a favore della vicedirigenza (in seguito avrete maggiori dettagli). Due nostri iscritti stanno collaborando con senatori e deputati per consolidare normativamente la vicedirigenza.

Il 12 novembre, a Roma, si terrà un importante convegno su questo tema, inserito in un ambito più vasto di riforma del diritto sindacale e delle carriere. Ecco il programma:

 

La Federazione dei Circoli di A.N. di Roma ha organizzato il CONVEGNO:

“Pubblica Amministrazione? Parliamone seriamente!”, presso il VISCONTI PALACE – Via Federico Cesi, 37 alle ore 17.00 .

La PRESENTAZIONE delle “Finalità del convegno”, sarà effettuata dall’On.Vincenzo Piso Presidente della Federazione dei Circoli di A.N. di Roma, cui seguiranno le seguenti RELAZIONI: Dott. Giancarlo Barra,  Segretario generale Dirpubblica, su  “Introduzione – L’Amministrazione tra pubblico e privato, l’esempio delle agenzie fiscali”;

Avv. Carmine Medici,  del foro di Nola, su “Le relazioni sindacali e la contrattazione collettiva nel settore pubblico. Ricostruzioni normative ed esigenze di riforma”

Dott. Antonio Contaldi, dirigente dello Stato, su “L’ordinamento del personale in una nuova organizzazione delle strutture pubbliche”.

INTERVERRANNO:

·        Prof. Mario Baldassarri,  Viceministro dell’economia e finanze;

·        Sen. Learco Saporito,  Sottosegretario alla funzione pubblica;

·        On. Manlio Contento,  Sottosegretario all’economia e finanze;

·        Sen. Luciano Magnalbò,  Vicepresidente Commissione affari costituzionali del Senato;

·        On. Maurizio Leo,  Vicepresidente della Commissione finanze della Camera dei Deputati;

·        On. Bruno Prestagiovanni, Assessore Regione Lazio Personale, Patrimonio e Demanio.

PARTECIPERANNO i rappresentanti della funzione pubblica dei sindacati: CGIL, CISAL, SALFI, UGL e UIL.

Le CONCLUSIONI saranno svolte dall’On. Pierluigi Fioretti, Vicepresidente della Federazione dei Circoli di A.N. di Roma. I lavori saranno moderati dal Dott. Evita Di Luca.

“Giustizia, concorsi e …. Tennis” di Emilio Piscopo (estratto dalla nostra pagina su “Libero del 31.10.2003). Quello che vi proponiamo è un singolare match fra i diversi ordini della Magistratura italiana. L’argomento è un concorso a 163 posti di dirigente, bandito nel luglio del 1997 dal Ministero delle Finanze (così si chiamava all’epoca). Il concorso, gestito in maniera discutibile, si chiuse nel 2001, lasciando decine e decine di strascichi giudiziari da parte dei concorrenti esclusi dall’elenco dei vincitori.

Non entriamo nel merito delle situazioni soggettive, anche se ci sarebbe abbondante materia per censurare il lavoro della commissione esaminatrice. Vogliamo soffermarci, invece, su un altro aspetto: i candidati “insoddisfatti” dall’esito del concorso si trovarono subito di fronte ad una dichiarazione sibillina che il Ministero appose in calce al decreto d’approvazione: “Avverso il presente decreto è esperibile ricorso alla competente autorità giurisdizionale o, in alternativa, ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.”. Allora, chi si rivolse al TAR, chi al Giudice del Lavoro, chi ad entrambi (quod abundat non vitiat). Nel corso dei due anni successivi, tanta acqua, tante sentenze e tante ordinanze sono passate sotto i ponti della Giustizia. E tanti denari sono passati dalle tasche dei ricorrenti a quelle degli avvocati. Così, il nostro match vede protagonisti i giudici ordinari da un lato del campo, i giudici amministrativi dall’altro lato, la giurisdizione nella parte della pallina ed i candidati che hanno proposto ricorso nella parte degli attoniti spettatori. L’appassionante partita di tennis ebbe inizio nell’estate del 2002, quando  il Giudice del Lavoro di Palermo, con ordinanza su una richiesta di sospensione della graduatoria, dichiarava esplicitamente che la giurisdizione spettava al giudice amministrativo, aggiudicandosi il primo punto.  Il TAR Lazio rispondeva il 5 febbraio scorso, quando cominciò la serie delle sentenze con le quali dichiarava inammissibili i ricorsi per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in favore del giudice ordinario: quindici pari. I giudici palermitani ribattevano nella torrida estate del 2003 con uno smash, declinando nuovamente, a loro volta, la propria giurisdizione in favore del giudice amministrativo: trenta a quindici. La risposta di quest’ultimo non si fece attendere molto, e con una “volée” incrociata, nell’udienza dell’otto ottobre scorso, il TAR del Lazio riconfermava il suo punto di vista con varie sentenze in materia: trenta pari. A questo punto, interviene un outsider di tutto rispetto con un pallonetto che, con ogni probabilità, farà pendere il piatto della bilancia a favore della tesi affermata dal giudice ordinario, che sembra aver vinto la partita. Con buona pace di quello amministrativo, che dovrà, invece, rassegnarsi a decidere sui ricorsi a lui presentati. Infatti, la Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con sentenza depositata il 15 ottobre 2003, riguardante un concorso sostanzialmente analogo a quello in questione, ma bandito cinque anni prima, ha stabilito che la giurisdizione spetta al TAR. Per completare il quadro, si deve sapere che in questi due anni si è assistito ad un succedersi di ricorsi, reclami (soprattutto al Giudice del Lavoro) e domande di sospensione che hanno visto, in generale, soccombente il Ministero dell’Economia  e delle Finanze. I candidati esclusi si sono coalizzati ed hanno pure creato un sito internet (http://geocities.com/concorso163/); c’è persino chi ha scritto un libro. E allora, ci si chiede, che Giustizia è quella in cui per sapere a quale organo giurisdizionale rivolgersi, si devono aspettare due anni, e chissà quanti altri ancora affinché l’organo adito possa pronunciarsi? Che Giustizia è quella in cui, pur in presenza di un danno grave ed irreparabile, i tribunali aditi giocano una partita di tennis? Ha ragione il simpatico Roberto Benigni quando dice che in Italia l’ora è l’unica cosa che c’è rimasta di legale? E chi risarcirà i danni causati dalle lungaggini burocratiche e giudiziarie? Non è da escludere che qualcuno pensi di rivolgersi alla Corte di Giustizia Europea, ed allora il torneo, finora tutto italiano, diventerà internazionale, come il Roland Garros. Ma questa volta i concorrenti danneggiati non farebbero il tifo per l’Italia.