CIRCOLARE AI COLLEGHI   n.3/2000

(Continua da pagina 1 "Il Ministero delle Finanze è stato commissariato? Ora intervenga il Parlamento)

legalità e trasparenza nell'assegnazione e nelle revoche degli incarichi dirigenziali; avevamo ragione quando, sui quotidiani, denunciavamo l'arroganza e il dispotismo consumato nell'allontanare dai posti di comando dirigenti al di sopra di ogni sospetto ed avevamo ancora più ragione quando ci indignavamo per i nostri colleghi più anziani, che avrebbero avuto il diritto di ricevere al termine della loro carriera una promozione ed un attestato di benemerenza, si sono visti recapitare una lettera insolente, con la quale gli si comunicava che non si aveva più bisogno della loro professionalità. Un trattamento intollerabile se non altro per la villania delle formalità.
Gli uomini della Dirstat-Finanze hanno, in quelle occasioni, rappresentato quell'Amministrazione Finanziaria che non ha condiviso, che ha incoraggiato i colleghi a credere nella legalità e che ha reso il giusto merito a chi ha servito la Nazione con onore e dignità. Ma chi la fa l'aspetti. Oggi assistiamo ad un fatto senza precedenti: un'autorità politica (il Sottosegretario alla Funzione Pubblica) si sostituirà (se persisteranno le omissioni) ad un'altra autorità politica (il Ministro delle Finanze) che sarà spossessata delle sue prerogative di indirizzo e controllo. E' questo un castigo che l'Ordinamento assegna alla politica, quella parte che è convinta di poter agire fuori dalle regole. Ma è questo un caso isolato? O non è forse vero che si tratta dell'ennesima sconfitta giudiziaria di una amministrazione fra le più importanti dello Stato? Ricordiamo le vicende sul concorso a 999 posti da primo dirigente, quelle sui cosiddetti corsi di riqualificazione, i fatti Sogei, l'affare Centro di Servizio di Venezia, il caso Perdicaro sempre a Venezia. Quale messaggio trarre da tutta questa complessa situazione? Noi non sappiamo chi vincerà la guerra ma di  cosa siamo certi, di aver dimostrato che per questioni di vitale importanza nella vita del Ministero delle Finanze non è stata rispettata la legge. Quali sarebbero le conseguenze se ciò fosse accaduto nell'ultima fra le tanto decantate imprese private che oggi si vogliono prendere a modello? In verità la Pubblica Amministrazione, come Socrate, ama la legge più di se stessa perché sulla legge fonda la ragione della propria esistenza e della propria potestà. Quando accade il contrario non vi è più Pubblica Amministrazione ma una forza aliena che per essa agisce. Questa forza, collocatasi in una posizione strategica quale è il Ministero delle Finanze, oggi pone in discussione il ruolo della dirigenza (e di tutto il restante personale pubblico) vestendo i paludamenti di un imprenditore privato ed adottando, in una falsa logica di mercato, atti apparentemente privatistici ma nella realtà soltanto arbitrari; domani, sconfitto ogni baluardo, si rivolgerà con i medesimi paludamenti e con le medesime modalità di intervento nei confronti dei cittadini e di tutti gli altri soggetti contribuenti. Per questo, non ci stanchiamo di dirlo, quanto stiamo denunciando non può riguardare solo una ristretta categoria di lavoratori bensì tutti i cittadini. Ci appelliamo, quindi, al Parlamento Italiano affinché, attraverso una serie di interventi risanatori, ripristini la legalità nel Ministero delle Finanze restaurandone l'antica autorevolezza.
       

Adesso le procedure vanno eseguite
Prelevate dalla nostra pagina WEB il testo dell'Ordinanza


(Continua da pagina 1 "Ai colleghi della riqualificazione: perché la Dirstat  Finanze ha impugnato il decreto?")

In definitiva la nostra richiesta , dopo la sentenza della Corte Costituzionale, apriva concretamente spazi di trattativa (se ci fosse stata la volontà politica)  per definire un percorso di carriera certo, possibile e praticabile per tutto il personale, senza esclusione alcuna, garantito dal dovuto riconoscimento economico della perequazione retributiva per tutti i dipendenti del Ministero delle finanze. Questi erano e restano   obiettivi di fondo della nostra azione sindacale.
Di altri è la responsabilità di avere voluto ed imposto le attuali procedure anche con alcune "correzioni" effettuate in corso d'opera,  contravvenendo così alle decisioni  della Consulta, che nulla hanno a che vedere con il  giusto riconoscimento, per una parte del personale,  delle mansioni superiori svolte.  Noi pensiamo che la cosiddetta  riqualificazione altro non sia che  un'operazione esclusivamente strumentale, intesa a catturare il silenzio-consenso  del  personale sulle istituende agenzie fiscali, un progetto riformatore che fra piccoli e grandi difetti non potrà non avere anche quello di una ricaduta in termini occupazionali per i lavoratori del Ministero delle Finanze. La Dirstat segue un'altra strada,  forse più difficile da percorrere,  ma certamente più rispettosa e garantista verso i colleghi:un percorso di carriera per tutto il personale con il riconoscimento della perequazione economica.
Repetita iuvant.
     

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