CIRCOLARE AI COLLEGHI – ANNO III –  n.1/2000               31 Gennaio 2000

 

Notizie

La Dirstat Finanze chiede alla Federazione una verifica tecnica riguardante  l’accordo con la CISAL .

Sul nostro sito web segnaliamo:

Firmato l’accordo relativo al nuovo ordinamento del personale finanziario

Chiesto al TAR del Lazio il giudizio di ottemperanza sulle procedure paraconcorsuali per  gli incarichi dirigenziali.

 Impugnato il nuovo decreto sui “corsi di riqualificazione”

 

Comunicato stampa del 30.01.2000

Stop ai corsi sulla ( presunta)  riqualificazione nel Ministero delle Finanze

La DIRSTAT Finanze, sindacato unitario dei funzionari direttivi e dei dirigenti dell’ Amministrazione Finanziaria, comunica di aver impugnato presso il TAR del Lazio il Decreto del ministero delle Finanze con cui si è proceduto a rideterminare il numero dei posti da mettere a concorso nelle qualifiche funzionali sesta, settima ed ottava (cosiddetti corsi di riqualificazione). La Dirstat Finanze si è trovata costretta per l’ennesima volta a ricorrere a rimedi giurisdizionali, avendo rilevata la sostanziale elusione, da parte dei vertici delle Finanze, spalleggiato dai cosiddetti sindacati storici, del dettame costituzionale contenuto nella Sentenza n°1\1999 della Corte Costituzionale. Tale sentenza aveva dichiarato l’illegittimità delle norme di cui all’art.3, commi 205, 206, e 207 della legge 549\95, istituenti i corsi di riqualificazione nell’ambito del Ministero delle Finanze.Ma come detto, l’Amministrazione Finanziaria ha solo ed in misura molto limitata, tenuto conto della “strigliata “ dei Giudici Costituzionali, limitandosi a prevedere una riserva dei posti esterni nella misura del 30%.

La Dirstat Finanze ricorda che,in alternativa a tale nefasta procedura,aveva presentato alla Amministrazione Finanziaria un progetto alternativo di progressione di carriera per tutto il Personale delle Finanze,a partire dalla Dirigenza,passando per l’area direttiva , per comprendere le qualifiche più basse. Nonostante abbia fin ora ricevuto dinieghi o promesse da marinai, la Dirstat Finanze rinnova l’invito ai vertici delle Finanze ed alle altre organizzazioni sindacali, al fine di elaborare congiuntamente un vero piano di progressione di carriera che realmente tenga conto delle professionalità espresse da parte di tutti i lavoratori,senza passare per quiz astrusi e procedure farraginose che rischiano di penalizzare proprio i più meritevoli. La Dirstat Finanze, in caso di accoglimento di tale proposta, dichiara la propria disponibilità ad abbandonare le vie giurisdizionali attualmente intraprese.   

Soprattutto nei confronti delle altre OO.SS. è pressante tale invito, a condizione che queste riescano ad effettuare un salto di qualità, dimostrandosi capaci di elaborare progetti alternativi invece che accuse miserabili e farneticanti come quelle contenute in qualche volantino diffuso in questi giorni e che come Sindacato,non possiamo che restituire al mittente.

 

Una risposta alla cisl

I corsi di riqualificazione per il personale livellato delle Finanze forse verranno presto definitivamente abbattuti dal competente TAR adito. Si pone così la parola fine a tutta una serie di accordi di sottobanco e sottogoverno, che volevano il "passaggio automatico" di personale verso qualifiche superiori quale "merce di scambio" per l’avallo sindacale della quadruplice all’operazione Agenzie fiscali. Riassumendo (soprattutto per quel Dirigente Sindacale che preso dall’ira è vergognosamente intervenuto sull’ "argomento riqualificazione", additando la Dirstat come nemico n.1 dei dipendenti); vogliamo, con pacatezza e serenità d’animo, far presente che il nemico n.1 dei dipendenti del Ministero delle Finanze non è la Dirstat, ma l’indifferenza di quelle parti sociali..…….., di quei lavoratori (oggi defenestrati …..-vedasi un elevato numero di vincitori al concorso 999 a dirigente-), che pur di avere, negli anni, qualcosa in cambio personale (il passaggio di livello, qualche poltrona da dirigente, incarico di reggenza, ecc.), HANNO RINUNCIATO:

·        alla richiesta di un progetto organico, serio, sulle progressioni delle carriere per tutti i dipendenti dalla 1 alla 9 Q,F, area vicedirigenziale inclusa (accontentandosi delle "riqualificazioni per pochi eletti, alias raccomandati");

·        a contrastare i famosi paletti "regole-non regole" con discrezionalità bolscevica non motivata: nel provvedimento di scelta per l’assegnazione dell’incarico a dirigente -vedi concorso 999-(mancano i verbali motivati su tutti i confronti curriculari, che ne legittimano la nomina anche in spoil system);

·        al loro diritto, in quanto lavoratori e sindacato, ad una comune, severa, ma costruttiva opposizione, a difesa dell’alta specificità del settore, in questa delicatissima ed importantissima fase del passaggio all’aziendalizzazione delle finanze: il tutto per qualche manciata di grano che sazierà i pochi e affamerà i molti (i lavoratori "non eletti" alias non riqualificati), ecc.;

ORA BASTA!

Il Sindacato Dirstat finanze (Sindacato maggiormente rappresentativo dei direttivi e dei dirigenti del Ministero delle Finanze) SI DICHIARA PUBBLICAMENTE PRONTO, DISPONIBILE, AD UN URGENTE INCONTRO, PATTO SOCIALE, (E ALLO SCIOPERO GENERALE) CON TUTTE LE FORZE SINDACALI PRESENTI NEL MINISTERO, AL FINE DI UN COMUNE, FORTE, ACCORDO STRATEGICO E DI PROGRAMMA A DIFESA DI TUTTO IL PERSONALE DEL MINISTERO DELLE FINANZE, DA PORTARE AVANTI, CONGIUNTAMENTE, COMPATTI, DAVANTI ALL’UNICA VERA CONTROPARTE: IL DATORE DI LAVORO, MINISTERO DELLE FINANZE  Ora basta

Tutti i lavoratori del Ministero sappiano che da parte di Dirstat finanze viene offerta la disponibilità all’eventuale ripensamento dell’azione legale, a patto della RICOMPATTAZIONE di tutte le forze dei lavoratori in un unico fronte sindacale unitario CHE NELLA LORO GIUSTA DIVERSITA’ SI PONGANO, a difesa dei diritti, di tutti i diritti, dei dipendenti del Ministero delle Finanze.

Il sindacato DIRSTAT FINANZE COMUNICHERA’ AI LAVORATORI IL PROSEGUO SU QUESTA DISPONIBILITA’ OFFERTA.

 

La Cisl finge di ignorare che a dare ragione alla Dirstat Finanze sulla riqualificazione non sono stati arbitri, giurie popolari, gruppi di "saggi" o pseudo referendum tra qualche decina di persone, ma GIUDICI, prima quelli amministrativi  e poi quelli della  Corte Costituzionale.Come ogni persona di buon senso intuisce, non i dirigenti Cisl (per carenza di buon senso e di cognizioni giuridiche) non si può pensare la Dirstat abbia potuto pilotare o manipolare i risultati a cui è pervenuta (come invece si è soliti fare altrove). Si è giunti alla sentenza n° 1/99 perchè il nostro sindacato propugnava sacrosanti diritti.

La nuda e cruda realtà è che quando si fanno imbrogli di tal fatta, in combutta con l'amministrazione, questi prima o poi (con la Dirstat prima) vengono a galla. Quando poi, nonostante tutto "diabolicamente" si persevera sulla strada già acclarata come sbagliata, a danno, in primo luogo, proprio dei dipendenti, non si può recriminare che una organizzazione sindacale sana e seria come la nostra,  prosegua la sua azione di difesa dei diritti dei dipendenti tutti e del diritto in generale.

Se la cisl e gli altri sindacati "amici" sentissero finalmente non i sindacalisti o i "simpatizzanti" quelli,  per intenderci, che traggono vantaggi concreti dalla loro condizione, ma la base vera, forse inizierebbero a riflettere sul proprio operato, posto che, sempre maggiore viene dai colleghi, di tutti i profili e livelli, lo scontento per questi corsi. In tanti hanno ormai compreso l'astrusità di tutto l'impianto: tutor, autoformazione, supporti multimediali, ecc, belle parole, ma la sostanza ....

L'idea che si fa ssempre più strada è che tutto questo serva a far muovere un bel po di quattrini verso chi gestirà e svolgerà queste attività (a prescindere dai risultati). Soldi che, non va dimenticato, e la Dirstat Finanze non lo dimenticherà, sono un costo a carico di tutti i dipendenti dell'amm. fin. anche di quelli esclusi  o non interessati. Chi  ripagherà il personale dei cospicui prelievi, già avvenuti e futuri, dai propri fondi ? Riteniamo che sia il caso di individuare già ora con chiarezza chi tra sindacalisti, politici e funzionari è responsabile di detta gestione (protezione civile docet).

In ultimo con riferimento all'isterico appello ai colleghi direttivi ad allontanarsi dalla Dirstat finanze (alla Cisl o per arroganza o per ignoranza non sanno cosa sia il comportamento antisindacale) chiediamo, non alla Cisl ma ai colleghi, ma cosa ha fatto "l'allegra brigata" cisl, cgil, uil (e salfi) per i direttivi e i dirigenti? Dove sono le azioni portate avanti, quali i risultati ?

In questo momento l'unico vero baluardo contro l'Amm. Fin. per lo scempio che sta compiendo, con l'acquiescenza se non l'avallo della triplice, sulle nomine del concorso a 999 posti di dirigente è la Dirstat.

 

RITORNA IL CASO LIBUTTI (vedi News del 2 dicembre 1999)

Ne parla il Procuratore Regionale della Corte dei Conti per la Basilicata, dr.Alberto Avoli, nella sua relazione annuale per il 1999, tenuta a Potenza il 29 gennaio 2000. Ne riportiamo uno stralcio :

 

“….4) Mobilità dei dirigenti. Di recente sono stati introdotti alcuni principi fortemente innovativi in tema di dirigenza pubblica. Si è, in sintesi, stabilito che, mentre al vertice politico degli enti competeva la funzione di programmazione e indirizzo, la gestione esecutiva dei programmi doveva essere affidata alla responsabilità esclusiva di una rinnovata dirigenza burocratica. Si introdusse altresì un criterio di generale mobilità dei dirigenti, i quali, pur conservando un diritto alle funzioni, dovevano ruotare nei vari incarichi, così da accrescere la loro professionalità ed evitare il consolidarsi di rendite di posizione. La riforma aveva dato risultati positivi e concreti, soprattutto nel comparto degli enti locali, dove si era sviluppata la crescita professionale dei vertici amministrativi ed era stata raggiunta la chiarezza delle attribuzioni funzionali, ripartite fra il livello politico e quello burocratico. Purtroppo si stanno vanificando i contenuti della riforma. Spinto dal richiamo alla controversa legittimazione democratica della pubblica amministrazione, il legislatore delegato ha introdotto il cosiddetto principio del regime fiduciario della dirigenza. In base ad esso, l’assegnazione e la revoca delle funzioni dirigenziali può derivare da valutazioni talmente discrezionali del vertice politico, da sconfinare nell’arbitrio o nel personalismo. Come sostenuto da autorevoli commentatori, ciò ha comportato la riappropriazione da parte del livello politico di quella gestione che, in precedenza, si era voluto espressamente e ragionevolmente sottrargli. I rischi sono davvero gravi: un ritorno della confusione fra livello di indirizzo e di gestione ; un appiattimento del dirigente sulle posizioni del politico di turno, dal quale dipende per status giuridico ed economico, una mancanza di apporti critici alle scelte direzionali, che potrebbero essere assunte senza una convinta e condivisa copertura amministrativa. Va dunque riaffermato con forza il principio della validità della separazione fra le funzioni di indirizzo e di gestione, separazione accompagnata dalla individuazione di precisi livelli di responsabilità e di autonomia della dirigenza. La mobilità deve certamente essere incentivata e deve essere collegata a criteri obiettivi, quali ad esempio quello della temporaneità predeterminata o della rotazione generale periodica a cadenze sufficientemente lunghe. E ciò in disparte dai casi di rimozione per inettitudine, negligenza o violazione disciplinare. In ogni caso, la mobilità deve essere regolata da criteri obiettivi predeterminati e mai lasciata a possibili vessazioni, intimidazioni o, quanto meno, condizionamenti. I provvedimenti di mobilità vanno sempre adeguatamente motivati, quale necessario requisito della loro legittimità. Agli organi politici di vertice deve riconoscersi la possibilità di superare eventuali contrasti con la dirigenza mediante l’adozione di provvedimenti motivati di tipo avocatorio o di ordinanza vincolante. In Basilicata queste problematiche hanno trovato eco in vicende che hanno recentemente coinvolto la direzione di importanti uffici dell’amministrazione periferica dello Stato, a dimostrazione della loro attualità e dell’urgenza di idonei approfondimenti per più equilibrate soluzioni regolamentari, accompagnata da un rinnovato stile comportamentale. Per tutelare il prestigio dell’amministrazione occorre evitare quelle fratture delegittimanti nella continuità della gestione, che risultano assunte al di fuori di precise logiche di obiettiva applicazione di criteri improntati al principio di trasparenza

 

 

Incontri all’Aran

Il giorno 12 gennaio 2000 si è svolta all’Aran la seconda riunione per la costituzione dei nuovi Comparti Presidenza del Consiglio dei Ministri e Agenzie. La delegazione CONFEDIR  era composta dal Presidente e dal Segretario Generale Aggiunto della Federazione DIRSTAT, Giampiero Catalini e Giancarlo Barra e dal Segretario Generale Aggiunto della Dirstat-Finanze Saverio Silvagni. La questione si è subito presentata in tutta la sua complessità in quanto, preliminarmente, sarà necessario sciogliere il nodo della rappresentatività relativa ai nuovi comparti. Ciò al fine di individuare le OO.SS. abilitate a negoziare nei due nuovi comparti ; sarà necessario, infatti, scorporare i dati associativi attualmente concentrati nel comparto ministeri per farli confluire in quelli costituendi. Un lavoro che, come detto, non si presenta affatto di facile soluzione in quanto si presuppone di eseguire una scelta in materia di validità o meno dell’elezione delle RRSSUU nelle attuali strutture della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed in quella parte del Ministero delle Finanze che confluirà nelle Agenzie. La CONFEDIR ha sostenuto la necessità, sia pure attraverso la formula dell’ammissione con riserva, di riconoscerle  il diritto di partecipare, tramite le proprie associate, al perfezionamento dei vecchi contratti ed alla stipula dei nuovi.