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UN "SILURO" CHIAMATO DIRIGENZA

Il traguardo professionale rappresentato dalla nomina a dirigente ha, da sempre, rappresentato per molti funzionari statali una ambita aspirazione ed una prestigiosa meta da raggiungere nel "livellato" e oltremodo tortuoso percorso di carriera. Per valutarne il grado di appagamento nella scala di intensità dei bisogni e misurare lo "stress" psicologico sostenuto, basterebbe interrogare in proposito uno dei partecipanti al concorso per 999 posti o per i 162 a dirigenti del Ministero delle finanze e conoscerne, di conseguenza, il disagio sopportato.Certo è che nessuno dei vincitori né, tanto meno, nessuno di coloro che dirigenti lo sono da anni, poteva immaginare - neanche facendoselo prevedere da qualche prodigiosa chiromante – che la propria nomina o la propria conferma nell’incarico non costituisse più un solido e tranquillo approdo, bensì assumesse improvvisamente i connotati di una scheggia impazzita in balia di una serie di inenarrabili stravolgimenti quali la ristrutturazione del Ministero, la "privatizzazione" della dirigenza, l’istituzione del "ruolo unico" presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e quant’altro. Detto in altro modo, il tutto si sta trasformando, senza che ancora si abbia la possibilità di rendersene conto, in un pernicioso "meccanismo capestro" che pesa in maniera insidiosa ed oscura sulla testa di coloro che dirigenti lo sono già da anni e su quella di coloro che probabilmente, a breve termine, lo potrebbero diventare. Insomma, coloro che pensavano allo "status" di dirigente come all’approdo ad una carriera brillante, ricca di soddisfazioni professionali, saranno colpiti da un "siluro" i cui effetti della detonazione non sono ancora totalmente conosciuti.Per ora ne abbiamo avuto solo dei segnali, anche piuttosto forti, ma probabilmente il "botto finale" deve ancora arrivare. I colpi inferti ad alcuni direttori centrali sono ancora sotto gli occhi di tutti, non solo per la risonanza nazionale dei loro nomi ma anche per gli effetti collaterali prodotti dalla loro defenestrazione, rappresentati dalla acquisizione della convinzione che dobbiamo anche assistere, nel reclutamento della nuova dirigenza del 2000, al dissolvimento di concetti come quelli di professionalità e di meritocrazia. La non conferma degli incarichi ad alcuni dirigenti generali non esaurisce gli effetti degli stravolgimenti dirigenziali, perché ulteriori effetti a cascata si stanno manifestando, in questi giorni, sui responsabili delle diverse unità operative centrali e periferiche. Sulla base di un disegno di ristrutturazione del Ministero delle Finanze conosciuto solo da pochi, vengono effettuati incontri, abboccamenti, consultazioni di dirigenti in essere e di dirigenti che verranno, per assegnare gli incarichi della c.d. "seconda fascia" a coloro che vengono ritenuti meritevoli di attenzione e di considerazione per poi, arrivare, probabilmente con la emissione di un decreto, a formalizzare quanto viene deciso "nelle segrete stanze".Ma, c’è da chiedersi, quali sono i criteri per la scelta dei pochi privilegiati? I criteri sono vari: iscrizione consolidata a qualche sindacato o partito ben definiti, simpatia o amicizia personale di coloro che sono deputati a fare le scelte strategiche, segnalazioni di amici o parenti ai soggetti di cui sopra fatte da coloro che, sempre e comunque, sono collegati agli stessi da un rapporto di colleganza amicale. E chi sono gli uomini destinati a realizzare le scelte strategiche? A livello centrale, sono funzionari con delega speciale del Capo Dipartimento, a livello periferico sono gli stessi direttori regionali o loro incaricati, ma non quelli che assumeranno i nuovi incarichi, bensì coloro i quali sono ancora incardinati presso le rispettive strutture e che stanno, pertanto, disegnando le strategie operative per quelli che verranno. Ma se il malcapitato dirigente non appartiene alle categorie di cui sopra? Nessun problema! I più "fortunati" possono essere chiamati, terrorizzati ed indotti ad accettare la direzione di un ufficio delle entrate o di un’area dello stesso in una provincia diversa da quella di residenza; gli altri saranno "cassaintegrati" nel ruolo unico, attribuendo, pertanto, all’elenco istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri una funzione "pattumiera" che, probabilmente, non era nelle intenzioni del suo ideatore, il Ministro Bassanini. Un altro meccanismo di tutta "unicità" è rappresentato dalla circostanza che per essere "scelto" non occorre che il soggetto sia dirigente o reggente da anni; basta anche essere un vincitore del concorso a 999 posti a dirigente o essere un possibile vincitore del concorso a 162 posti a dirigente (si ricorda - solo per inciso - che la graduatoria finale non risulta ancora approvata dalla Ragioneria) e, indipendentemente dalla posizione ricoperta nella graduatoria, il "privilegiato" può essere considerato ed "inserito" nella struttura che verrà. E se c’è ancora qualche ingenuo che pensa che esiste l’articolo 22 del contratto sulla dirigenza per l’assegnazione degli incarichi o criteri desueti quali professionalità, merito od anzianità di servizio, o scelte amministrative caratterizzate da trasparenza o imparzialità, sappia che, recentemente, i vertici dell’Amministrazione finanziaria, nell’incontro con le organizzazioni sindacali (vedi articolo seguente) per affrontare le problematiche della riforma, hanno informato i sindacati che, per approntare l’assegnazione degli incarichi della dirigenza non generale, vale il criterio "fiduciario" dello spoil system stabilito da una "direttiva governativa" non ben identificata. A questo punto (questa, però, è l’ultima domanda!) c’è ancora da chiedersi: i provvedimenti che verranno, più che viziati da "eccesso di potere" non potrebbero palesare gli estremi per un forma di reato quale l’abuso di potere"?

 

 

Sul concorso a 999 ribadiamo tutte le nostre riserve ma non per questo possiamo ignorare le esigenze di traparenza, di legalità e certezza del diritto che anche a questo concorso devono essere attribuite.

Giorgio Tino,dirigente generale dell’A.F. , durante la riunione sindacale del 13 ottobre, ha fra l’altro riferito che del concorso a 999 posti verranno "presi" 300 vincitori (bada bene, non i primi 300). Quali sono le caratteristiche? Debbono essere bravi, disponibili alla rotazione e con un buon "curriculum". L’art. 22 del CCNL della separata area della dirigenza (quello che riguarda l’assegnazione degli incarichi dirigenziali) è stato abrogato del DPR 150/99 (il regolamento sul ruolo unico) per cui le scelte saranno fiduciarie, parola di Giorgio Tino. Perché? Ma è semplice; se il dirigente generale viene scelto dal ministro "fiduciariamente" in modo tale che si organizzi in tutta libertà, al fine di realizzare gli obiettivi (anzi no, scusate: "le missioni") senza alcuna ingerenza (badate bene) della politica sulla gestione amministrativa, è altrettanto giusto che egli si scelga i suoi dirigenti. Ma anche il dirigente di secondo livello dovrà essere altrettanto libero di scegliersi i suoi funzionari e questi ultimi, gli impiegati, i terminalisti e le dattilografe. Questo sarebbe un sistema nuovo, già adottato dai paesi europei a più forte democrazia.

In proposito abbiamo tre considerazioni da fare:

1) Tutti i difetti del vecchio modo di gestire il personale sono stati strumentalizzati per questo fine; la Dirstat-Finanze se ne era accorta già quando il Ministro Visco non fece nulla per correggere il concorso a 999 posti e le cosiddette procedure di "riqualificazione, ma la categoria rimase distratta mentre gli interessi dei singoli sovrastavano quello generale.

2) Dalla nuova piramide gerarchica che ha disegnato Giorgio Tino emerge una forte spinta efficientista che però è svincolata da qualsiasi elemento di imparzialità e di legalità. Poiché vi è una

 

determinata volontà a realizzarlo si concretizza un vero e proprio attentato agli articoli 97 e 98 della Costituzione.

3) Non possiamo pensare che qualche forza esterna all’amministrazione finanziaria ci tragga fuori da questa trappola, in noi stessi dobbiamo trovare la forza per uscirne. La Dirstat-Finanze persegue tre vie, la prima è quella sindacale, esercitando opposizione sui tavoli di confronto ed informando i colleghi su quanto sta accadendo; la seconda è quella politica, rivolgendosi a tutte le segreterie che possono sensibilizzarsi sul rischio di consegnare al partito di governo l’effettiva gestione dell’accertamento fiscale; la terza via è quella giudiziaria, perfettamente percorribile perché il sistema proclamato da Giorgio Tino è contrario alla legge. La categoria, però, deve cambiare modo di affrontare i problemi, divenire solidale, essere attenta agli eventi e quindi mobilitarsi per tenersi pronta ad una nuova stagione di lotta.

 

I Criteri dettati dall’amministrazione per l’attribuzione degli incarichi ai dirigenti

Per i dirigenti di seconda fascia :

1) Individuazione delle capacità gestionali richieste al dirigente in relazione alla natura ed alle caratteristiche della funzione da ricoprire ed ai programmi da attuare;

2) Valutazione dei requisiti indicati dall’art. 40, comma 3, del CCNL del personale con qualifica dirigenziale sottoscritto il 9 gennaio 1997;

3) Osservanza delle esigenze di rotazione e di periodica alternanza tra uffici di coordinamento e uffici operativi;

4) Assenza di conflitto di interessi tra le attività degli uffici e la situazione personale dei dirigenti nonché opportuna valutazione di eventuali pendenze di natura penale, amministrativo – contabile e disciplinare; 5) Valutazione dei risultati conseguiti nell’assolvimento di precedenti incarichi anche non di direzione.

Per i neo vincitori del concorso a 999 posti di dirigente:

1) Individuazione obiettiva dei requisiti professionali, culturali ed attitudinali adeguati, in relazione alla natura ed alle caratteristiche della funzione da ricoprire ed ai programmi da attuare;

2) Ricerca dei soggetti in possesso dei requisiti di cui sopra attraverso una specifica valutazione dei loro titoli culturali, professionali e di servizio, con particolare riferimento ai risultati conseguiti nello svolgimento delle funzioni di reggente o nella conduzione di strutture di livello non dirigenziale;

3) Osservanza del criterio di rotazione degli incarichi – sia pure all’interno del medesimo dipartimento, e ove possibile nell’ambito della regione- nel caso di svolgimento per un periodo superiore a cinque anni, tenendo conto a tal fine degli incarichi di reggenza ricoperti nell’ambito territoriale di riferimento;

4) Osservanza del criterio di periodica alternanza fra uffici di coordinamento ed uffici operativi;

5) Assenza di conflitto di interessi tra le attività degli uffici e la situazione personale dei dirigenti nonché opportuna valutazione di eventuali pendenze di natura penale, amministrativo – contabile e disciplinare; 6) Posizione occupata nella graduatoria del concorso;

7) Preferenze per i settori di amministrazione: uffici centrali, uffici centrali e periferici del dipartimento delle entrate, uffici centrali e periferici del dipartimento del territorio, espresse dai vincitori del concorso stesso a seguito di interpello effettuato dalla direzione generale degli affari generali e del personale con lettera del 1° aprile 1999, prot. n. 1229 .