“MAFIA CAPITALE”, DENUNCIA IL MALAFFARE NELLA PA ED ORA HA INIZIATO LO SCIOPERO DELLA FAME PER AVERE LA TUTELA DELLE ISTITUZIONI
“Ho denunciato, all’interno della pubblica amministrazione, episodi di corruzione e concussione, già passati al vaglio della magistratura e che hanno determinato effetti politici riconducibili a soggetti pubblici che le notizie di questi giorni descrivono come contigui all'inchiesta su “Mafia Capitale” in quanto riferimento di Carminati e di Buzzi all'interno delle istituzioni. Ma lo stato non mi tutela contro le ritorsioni e le minacce che ho ricevuto e sto ricevendo”. Sono le parole di un funzionario della pubblica amministrazione, che al momento vuole restare anonimo, almeno fino a quando gli organi di informazione vorranno dargli spazio. Attivista del sindacato Dirpubblica, dal 9 dicembre ha iniziato uno sciopero della fame in segno di protesta contro i vertici delle istituzioni, che lo hanno lasciato solo, nonostante si sia rivolto a loro più volte per chiedere la dovuta tutela, come previsto dalla legge (ex art. 54/bis del decreto legislativo 165/2001). Una norma, che dovrebbe incentivare i dipendenti pubblici al controllo dal basso verso l'alto contro la corruzione, ma nonostante ciò e nonostante i proclami del Governo, questa legge è, di fatto, svuotata di ogni contenuto ed efficacia e chi denuncia il malaffare nelle Pubbliche Amministrazioni si espone inevitabilmente e senza alcuna efficace tutela a discriminazioni, a ritorsioni e minacce di ogni tipo.
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